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Patto per
lo sviluppo della Regione Autonoma Valle d'Aosta
- 17 maggio 2000
1.
La premessa »»»
2. Il capitale sociale »»»
3. Ridefinizione dei ruoli degli attori sociali
»»»
4. Il sistema Valle d'Aosta : opportunità
e criticità »»»
5. Désenclavement e valorizzazione delle
risorse interne »»»
6. Le politiche per lo sviluppo »»»
7. Le linee strategiche: individuazione e priorità
»»»
8. Dalle linee strategiche alla formulazione
degli obiettivi »»»
9. Il metodo e i contenuti della concertazione
»»»
10. Le procedure e gli strumenti per l'aggiornamento
del patto »»»
1. LA PREMESSA
I mutamenti intervenuti in campo socioeconomico rendono
necessaria ladozione di un nuovo Patto per lo
sviluppo nella nostra Regione.
Anche la Valle d'Aosta si deve confrontare quotidianamente
con indicazioni, opportunità e stimoli che
trovano origine nell'influenza sempre maggiore che
i mercati internazionali hanno su ogni singola area
geografica, Stato o Regione. Tutto ciò non
vale solo per i mercati dei prodotti, ma anche per
quelli dei servizi, in particolare per quelli a maggior
valore aggiunto.
La capacità di penetrazione
nei mercati internazionali mette a nudo le potenzialità
economiche di ogni sistema locale. Il termine globalizzazione
spiega anche la rottura di regole e comportamenti
consolidati nel tempo, il superamento di modelli
di sviluppo; vengono così accentuate la concorrenza
e la competizione e nel contempo risulta difficile
ed oltremodo dannoso il ricorso a meccanismi di
protezione e chiusura. Nessuno è isolato
o può isolarsi all'interno dei propri confini.
Questa nuova dimensione mondiale
ha forti conseguenze sulle scelte di localizzazione
delle attività produttive, ampliando le opportunità
per le imprese e mettendo in competizione i sistemi
economici locali.
Questo fenomeno internazionale si
accompagna alla creazione dell'area della moneta
unica europea. Con una scelta istituzionale forte,
allo scopo di agevolare gli scambi interni e rafforzare
la competitività esterna, è stata
formata l'Unione europea come zona economica e geografica
non limitata da barriere doganali, con una moneta
e una politica monetaria unica e con un forte e
vincolante coordinamento delle politiche economiche
e del lavoro dei singoli paesi membri.
Si tratta di un risultato politico
rilevante, ma tutto questo non è senza conseguenze
per le popolazioni ed i paesi che hanno aderito
all'Unione europea ed in particolare alla moneta
unica: ad esempio in Italia sono venuti meno quegli
strumenti (manovre sul costo del denaro e sul cambio)
che per decenni hanno consentito di superare fasi
critiche dell'economia stimolando artificiosamente
la domanda di beni e di servizi.
Vanno pertanto ridisegnate le regole,
vanno superati consolidati schemi di comportamento
e vanno inoltre poste le condizioni utili, in un
orizzonte di valori condivisi quali la coesione
e la solidarietà sociale, il rispetto dei
diritti e la valorizzazione della persona, affinché
tra le forze sociali ed economiche e le istituzioni
pubbliche sia possibile operare delle scelte di
natura programmatoria e negoziata finalizzate alla
crescita qualitativa e alla modernizzazione del
sistema Valle d'Aosta.
La Giunta regionale, le Organizzazioni
sindacali e le Associazioni di rappresentanza delle
categorie economiche e professionali della Valle
d'Aosta, con il coinvolgimento inoltre degli Enti
locali, approvano il presente documento e si propongono
di creare uno strumento di confronto, nel rispetto
dei reciproci ruoli autonomi e in un quadro di finalità
programmate e condivise, e di mettere in atto le
iniziative e di assumere comportamenti coerenti
con lobiettivo di assicurare, alleconomia
ed alla società regionale, il raggiungimento
di ulteriori livelli di sviluppo qualitativi e quantitativi.
Ciò richiede una scelta
consapevole di tutte le Istituzioni e delle Forze
sociali ed economiche su obiettivi concertati di valorizzazione
delle risorse e delle capacità di cui dispone
la società regionale.
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2. IL
CAPITALE SOCIALE
Il nuovo scenario europeo impone un insieme di nuove
regole dalle quali derivano difficoltà, ma
pure enormi opportunità: si attenuano alcune
funzioni e potestà dello stato nazionale a
favore delle direttive e delle indicazioni comunitarie
e degli impegni conseguenti agli accordi europei sottoscritti
dai vari paesi; contestualmente si assiste ad una
fase di decentramento che aumenta le opportunità
per i sistemi economici locali di agire autonomamente.
In questo nuovo scenario è
fondamentale valorizzare la potenzialità
del capitale sociale di questa Regione, intendendo
con esso quella rete positiva di relazioni che,
alimentate da una continua azione di concertazione,
garantiscono la produzione di nuove risorse, favorendo
lo sviluppo della cooperazione e la formazione di
un positivo clima di fiducia e lo sviluppo del principio
di sussidiarietà.
La rete di relazioni ha alla sua
base una fondamentale fase di rivitalizzazione della
concertazione fra gli attori del sistema locale,
parti istituzionali e sociali, che fornisce, mettendole
al servizio della comunità, risorse cognitive
e normative che nel medio periodo risultano essenziali
al raggiungimento degli obiettivi.
Il capitale sociale si alimenta di
risorse in termini di capitale umano: relazioni,
conoscenze, capacità di analisi del territorio;
ma esso si integra con il capitale fisico (dotazioni
infrastrutturali) e con il capitale finanziario.
Occorre accompagnare la prima fase
della concertazione con un'analisi della realtà
regionale, evidenziandone i punti di forza e di
attrazione ed i punti di debolezza e criticità,
coordinando gli sforzi di tutti gli attori interessati
per favorire uno sviluppo integrato e sostenibile
della Valle d'Aosta.
Lo sviluppo del capitale sociale,
attraverso una costante attività di concertazione,
mette in moto meccanismi utili alla risoluzione
e alla gestione a livello locale delle iniziative
di sviluppo, valorizzando inoltre il principio di
sussidiarietà.
La capacità di autogoverno
e la volontà di trovare soluzioni autonome
sono anche caratteristiche forti della tradizione
e della storia della Valle d'Aosta ed è proprio
con questo spirito che deve essere affrontata ogni
fase della concertazione.
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3. RIDEFINIZIONE
DEI RUOLI DEGLI ATTORI SOCIALI
Gli attori sociali (cioè in qualche modo aggregati
e organizzati) che si possono considerare interessati
allo sviluppo locale sono eterogenei per dimensioni
e per settori di competenza.
In tale quadro la Regione deve sempre
più assumere compiti di programmazione e
di coordinamento, riducendo progressivamente le
attività di gestione attualmente svolte,
nellottica di una coerente applicazione dei
principi del federalismo anche ai settori economici.
Lapplicazione del principio
di sussidiarietà vuole privilegiare, pur
in una realtà di dimensioni ridotte, il ruolo
degli attori istituzionali e sociali, a tutto vantaggio
di una più convinta adesione e partecipazione
ad ogni fase della progettazione per lo sviluppo.
Daltro canto un ruolo promozionale
dellEnte Regione sembra ad oggi inevitabile.
Uno dei problemi da affrontare ora e in seguito
è quello di possibili forme di aggregazione
degli attori sociali, dei loro interessi, al fine
di aumentarne il peso propositivo, decisionale ed
attuativo.
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4.
IL SISTEMA VALLE D'AOSTA: OPPORTUNITÀ E CRITICITÀ
Condizioni essenziali per aprire una nuova fase concertativa,
di carattere programmatorio e negoziale tra le istituzioni
regionali e le forze economiche e sociali è
la condivisione della analisi dei punti di forza e
di criticità della Valle d'Aosta, certamente
necessaria per lindividuazione degli obiettivi
da perseguire con la più opportuna e adeguata
strumentazione.
In tale contesto occorre evidenziare
preliminarmente come la situazione di difficoltà
nel sistema delle comunicazioni, configuratasi in
seguito alla chiusura del tunnel del Monte Bianco,
accentui lattenzione dei soggetti firmatari
del patto rispetto alla necessità di un adeguamento
di natura strategica della rete dei trasporti, da
e per i territori confinanti con la Regione, nellottica
di un raccordo funzionale con le grandi scelte che
al riguardo sono in definizione nel quadro dei programmi
europei.
È pertanto essenziale
la condivisione dell'analisi dei singoli punti di
forza e di criticità della Valle d'Aosta,
certamente utile per l'individuazione degli obiettivi
e degli strumenti ottimali.
4.1 Le opportunità
a) Forte capacità
di autogoverno (capacità e possibilità
di prendere decisioni importanti per la comunità
valdostana);
b) Controllo
sulle risorse locali (strumenti e risorse per intervenire
nelle politiche di sviluppo);
c) Possibilità
di intervento autonomo nel campo dell'educazione
e dell'istruzione professionale (potenziali capacità
di intervento nell'arricchimento della formazione
delle risorse umane);
d) Risorse ambientali
e turistiche apprezzate (la risorsa ambiente da
valorizzare e preservare);
e) Identificazione
della popolazione con la sua Regione (forte sentimento
di partecipazione alla vita della comunità
che può favorire scelte di coesione);
f) Presenza
di un nuovo tessuto industriale con ulteriori possibili
insediamenti produttivi su aree ora oggetto di bonifica;
g) Tasso di
disoccupazione inferiore alla media nazionale (la
situazione del mercato del lavoro consente politiche
del lavoro attente agli aspetti qualitativi e finalizzate
allo sviluppo);
h) Elevata capacità
di integrazione (capacità di inserire nella
comunità le risorse umane provenienti dell'esterno);
i) Presenza
attiva delle Associazioni di Rappresentanza delle
parti sociali (rappresentanze delle categorie economiche
e sociali che si identificano nel territorio e si
confrontano con la realtà locale);
j) Buon livello
della qualità della vita (generale situazione
di benessere, punto di partenza favorevole);
k) Posizione
geografica centrale rispetto al mercato europeo
e punto di snodo per la libera circolazione delle
merci e delle persone;
l) Maggiori
competenze linguistiche rispetto alle regioni confinanti;
m) Presenza
sul territorio di reti telematiche;
n) Possibilità
di gestire e utilizzare ai fini produttivi la risorsa
acqua.
4.2 Le criticità
a) Ridotte dimensioni
geografica e demografica, con conseguenti diseconomie
di scala;
b) Elevato grado
di dipendenza dal mercato esterno del sistema produttivo
locale, accompagnato da un basso livello di esportazioni
estere e da una ridotta presenza dellimprenditoria
locale;
c)
Struttura produttiva con prevalenza di unità
produttive di ridotte o ridottissime dimensioni
(forte polverizzazione del tessuto produttivo) e
scarsa presenza di centri produttivi di eccellenza;
d) Squilibrio
fra risparmi raccolti ed investimenti a livello
locale;
e)
Difficoltà nella corrispondenza fra
i fabbisogni professionali delle imprese e dei settori
economici e le professionalità offerte sul
mercato regionale;
f) Eccessiva
rilevanza del comparto pubblico sul totale delloccupazione;
g) Necessità
di una maggiore qualificazione della manodopera;
h) Elevato tasso
di abbandono scolastico.
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5.
DÉSENCLAVEMENT E VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE
INTERNE
Nel lungo periodo, obiettivi strategici condivisi
sono lo sviluppo del potenziale endogeno e il désenclavement.
Lobiettivo più ambizioso è quello
di una combinazione originale delle due strategie,
quella della preservazione/sviluppo delle risorse
interne e quella dellattrazione di risorse esterne
qualificate, favorendo la costituzione di filiere
produttive e di centri produttivi di eccellenza.
Lindividuazione del potenziale
endogeno su cui puntare necessita di unanalisi
fine, destinata probabilmente in molti casi a tradursi
nellindividuazione di nicchie (tecnologiche
e territoriali) più che di vocazioni generalizzate.
Le analisi recenti sul potenziale turistico, ad
esempio, mostrano una differenziazione territoriale
ancora più forte di quanto previsto.
Da approfondire sono anche altri elementi legati
alle caratteristiche fisiche della Regione. La gestione
della risorsa acqua è uno di questi. Laltro
riguarda le potenzialità della Valle dal
punto di vista della collocazione in flussi logistici
di crescente importanza; anche se oggi è
temporaneamente in crisi il concetto di centralità
logistica della Regione, alcuni vantaggi certamente
permangono e vanno sfruttati al meglio.
Quello della logistica è
laspetto strutturale della più generale
problematica del désenclavement, dellapertura,
della internazionalizzazione della Valle. E ciò
è ribadito con forza dallattuale situazione
di interruzione temporanea di un ormai naturale canale
di collegamento con la realtà europea.
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6. LE POLITICHE
PER LO SVILUPPO
Oggi ancor di più si avverte la necessità
di una strategia reticolare, che nasca e si sviluppi
in un nodo complesso di relazioni. È necessaria
lesistenza di un sistema locale che si colleghi
con reti e punti di incontro capaci di rendere attrattivi
gli investimenti sul nostro territorio, piuttosto
che i prodotti e i servizi che nella nostra Regione
si sviluppano.
Su terreni come quelli delle produzioni
a tecnologia medio-alta, ma anche della ricerca,
dellistruzione superiore e dell'università,
la Valle può aspirare ad essere il nodo di
una rete nella quale interagire a pieno titolo.
Nella prospettiva dello sviluppo
è opportuno dare impulso alla cooperazione
internazionale, ricercando possibili nuovi mercati
per l'attività di esportazione, favorendo
nel contempo una migliore conoscenza del sistema
Valle d'Aosta e della sua produzione.
Una corretta politica per lo sviluppo
non può prescindere da un'innovativa progettualità
in campo formativo, universitario e culturale.
Deve esserci innovazione ed equilibrio
anche nel settore dei servizi, in particolare deve
essere assecondata e promossa la vocazione turistica
della realtà valdostana.
Se gli obiettivi così delineati
in termini molto generali possono essere tradotti
in progetti nellambito del patto per lo sviluppo,
cruciale diventa il tema delle strutture di implementazione,
che comporta l'integrazione fra le strutture organizzative
esistenti e quelle di nuova creazione.
La creazione di nuove strutture,
auspicabilmente leggere, e la razionalizzazione
di quelle esistenti, oltre ad un complessivo coordinamento
delle loro azioni, appare inevitabile in riferimento
a compiti come il sostegno allexport, la ricerca
di partnership e lattrazione di risorse esterne.
La scelta degli strumenti tiene
conto della riforma dei servizi camerali, ma pare
fin d'ora necessaria la creazione di strutture antenne
rivolte all'esterno, per meglio utilizzare le opportunità
derivanti da una fattiva cooperazione internazionale,
così come particolari problematiche di sviluppo,
specie se legate a processi di rivalorizzazione di
aree depresse, saranno affrontate valutando ogni possibile
strumento, sia esso comunitario o nazionale, che possa
risultare utile e appropriato.
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7. LE LINEE
STRATEGICHE: INDIVIDUAZIONE E PRIORITÀ
È necessario fornire l'insieme della nostra
realtà di un know-how specifico, valido e utile
per chi opera sul territorio. Una capacità
di progettazione e di esecuzione che non può
e non deve essere attesa esclusivamente dalla Regione:
essa chiama in causa gli attori sociali e gli enti
locali.
Le Parti che sottoscrivono il presente
documento condividono la necessità e la volontà
di concorrere alla creazione di una fase di concertazione
a livello locale, finalizzata ad affrontare secondo
linee di indirizzo concordate, utilizzando tutte
le particolarità e le opportunità
della Regione, i principali aspetti di criticità
dello sviluppo economico e sociale della Valle.
A tale scopo, le Parti ritengono
che si debba operare nelle seguenti linee strategiche:
- lo sviluppo integrato e sostenibile
della Regione;
- la creazione di condizioni di
competitività delle imprese operanti in
Valle dAosta sviluppando tutte le sinergie
possibili anche fra i settori diversi;
- lampliamento delle potenzialità
del mercato del lavoro valdostano con valorizzazione
delle professionalità e delle competenze,
presenti e da acquisire, nelle varie forme di
lavoro, dipendente e non dipendente;
- lassunzione di processi
che favoriscano lo sviluppo e la coesione sociale
come fattore positivo per aumentare lefficacia
del sistema Valle dAosta;
- la valorizzazione delle politiche
legate alla cultura, allistruzione e alla
formazione professionale, attraverso un sistema
formativo che valorizzi appieno la risorsa umana
in coerenza con le linee di sviluppo;
- il monitoraggio continuo dellevoluzione
socioeconomica della Regione;
- la riqualificazione e la razionalizzazione
dello stato sociale regionale, con particolare
attenzione alla rete dei servizi sociosanitari
e ai servizi alla persona, nellottica di
una tutela dei soggetti meno protetti.
Le linee strategiche sopra delineate
terranno conto nella loro attuazione del principio
delle pari opportunità per donne e uomini
nellaccesso al lavoro, allinformazione,
alla formazione e alle attività economiche.
Le linee strategiche e gli obiettivi
indicati nel presente documento possono essere integrati
con protocolli aggiuntivi successivi, approvati
in sede di concertazione.
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8. DALLE
LINEE STRATEGICHE ALLA FORMULAZIONE DEGLI OBIETTIVI
Le Parti firmatarie del presente Protocollo di Concertazione
convengono, sulla base delle linee strategiche individuate,
di indicare i seguenti obiettivi prioritari:
1) Modernizzazione della Pubblica
amministrazione:
a) Attivazione
dello sportello unico;
b) Realizzazione
di un osservatorio sullo stato socioeconomico regionale;
c) Interconnessioni
telematiche tra le istituzioni pubbliche;
d) Semplificazione
dellattività procedimentale, decisionale
e autorizzativa;
e) Revisione
delle norme di sostegno alle attività imprenditoriali;
f) Semplificazione
legislativa e redazione di testi unici;
g) Regionalizzazione
dei servizi per limpiego.
2) Riforma dei servizi camerali
e razionalizzazione dei servizi esistenti.
3) Imprenditorialità e
occupazione:
a) Valorizzazione
dellarea Cogne;
b) Interventi
per linnovazione tecnologica e la ricerca;
c) Realizzazione
di nuovi servizi alle imprese;
d) Reti di telecomunicazione;
e) Produzione
e diffusione degli strumenti multimediali.
4) Politiche di settore e individuazione
di sinergie fra i vari settori economici:
a) Sviluppo
del lavoro autonomo e delle libere professioni;
b) Politiche
del lavoro e della formazione;
c) Politiche
atte a correggere fenomeni distorsivi od estranei
alle forme contrattuali presenti sul mercato del
lavoro;
d) Politiche
per il credito;
e) Politiche
per il commercio e realizzazione di centri di assistenza
tecnica;
f) Politiche
per il turismo;
g) Politiche
per lagricoltura;
h) Politiche
per lenergia;
i) Trasporti
e comunicazioni.
5) Qualità della vita
e coesione sociale:
a) Politiche sociali;
b) Politiche per
lambiente;
c)
Istruzione, cultura, università.
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9. IL
METODO E I CONTENUTI DELLA CONCERTAZIONE
Lo scopo della concertazione è quello di progettare
e realizzare, attraverso il confronto e il negoziato
permanente fra le istituzioni e le parti sociali una
nuova forma di partecipazione al processo di definizione
delle scelte fondamentali di politica economica e
sociale della Regione nella convinzione che il confronto
concertativo consenta alla dialettica, fra le parti,
di svilupparsi entro un quadro di finalità
programmatiche e condivise; di garantire la contestuale
verifica della coerenza e della compatibilità
reciproca tra le distinte politiche, le iniziative
settoriali e le relative scelte di impiego delle risorse
disponibili.
Ne consegue che dal confronto stesso
potranno emergere indicazioni e corrispondenti impegni
operativi negoziati che, concordati obiettivi, metodi
e percorsi, impegneranno tutti i soggetti partecipanti
ad assumere comportamenti coerenti, ferme restando
lautonomia e le prerogative degli organi legislativi,
nei cui confronti la Giunta regionale si impegnerà
a proporre e sostenere gli indirizzi concertati.
La Giunta, con lintento di
determinare e sviluppare condizioni per una reale
partecipazione delle parti sociali, si impegna a
garantire un costante flusso di informazioni sulle
iniziative e sui processi decisionali (segretariato
della concertazione) e ad attivare momenti di confronto
sullimpostazione generale degli obiettivi
sopra esplicitati, rendendoli coerenti alle finalità
programmatiche indicate dalla concertazione.
I rappresentanti delle parti che
sottoscrivono il presente patto per lo sviluppo
concordano di tenere due sessioni, rispettivamente
nei mesi di marzo e di settembre:
nel mese di marzo per effettuare
una ricognizione diagnostica della situazione economica
e sociale e per concordare gli obiettivi prioritari
da sviluppare nel corso dell'anno, aggiornando ed
integrando gli accordi di concertazione raggiunti;
nel mese di settembre per valutare
l'evoluzione in corso di anno e contribuire con
proposte e valutazioni alla fase preparatoria del
bilancio di previsione regionale.
Le parti convengono di estendere
il tavolo della concertazione agli Enti locali e
ad altri soggetti organizzati in relazione agli
argomenti in discussione.
In linea generale, per lattività di
concertazione si tiene in considerazione quanto
segue:
- per le materie che interessano
temi economici e/o sociali e prevedono un contestuale
impegno di spesa a carico del bilancio della Regione,
la Giunta regionale si attiverà per procedere
ad un confronto preventivo con le parti sociali,
stabilendo anche termini temporali per la formulazione
di valutazioni e proposte;
- per le materie che interessano
il mercato del lavoro, i settori produttivi, le
politiche sociali, il territorio e l'ambiente
la Giunta regionale promuove fasi di consultazione
e coinvolgimento delle parti sociali e delle rappresentanze
degli enti locali secondo un programma di attività
concordato dopo aver individuato modalità
e tempi sulla base di una comune valutazione degli
elementi di criticità e della scala di
priorità;
- la Giunta regionale si impegna
ad utilizzare il metodo della consultazione preventiva
e della concertazione per accompagnare il processo
di delegificazione, di semplificazione amministrativa.
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10. LE PROCEDURE
E GLI STRUMENTI PER L'AGGIORNAMENTO DEL PATTO
I firmatari convengono sull'opportunità di
utilizzare metodi di lavoro che permettano la suddivisione
in gruppi tematici, al fine di snellire e rendere
dinamica l'attività di concertazione, definendone
i tempi di realizzazione.
Ritengono necessario che la realizzazione
degli obiettivi comunemente condivisi ed individuati
debba comportare lindicazione della necessaria
struttura di implementazione, esistente o da creare,
della redazione di progetto di fattibilità
che comprenda unanalisi dei costi e dei tempi
di realizzazione, nonché delle procedure
di valutazione dell'efficienza e dell'efficacia,
con opportune fasi di monitoraggio.
Ogni progetto individuato sarà
oggetto di un protocollo aggiuntivo che impegnerà,
per quanto loro attiene, i soggetti che lo avranno
liberamente sottoscritto.
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