ASSEMBLEA
DI CONFESERCENTI - AOSTA 13 OTTOBRE 2003
Cari amici,
meno di due anni fa abbiamo tenuto in questa stessa
sala la nostra assemblea congressuale. Per noi rappresentò
anche un “giro di boa” importante nell’affermazione
definitiva della Confesercenti nella nostra regione.
Da allora abbiamo ulteriormente aumentato il numero
delle imprese associate. Con soddisfazione dicemmo
allora che erano più di quattrocento e con
altrettanta soddisfazione diciamo oggi che siamo
prossimi a quota seicento distribuite nei settori
del turismo, del commercio e dei servizi alle imprese.
Sono migliorati i nostri servizi e il numero di
imprese che ne usufruisce: dai servizi sindacali
a quelli contabili, alle consulenze normative a
quelle per far ottenere finanziamenti fino al settore
della formazione con il Cescot. Il nostro radicamento
territoriale e di categoria procede senza sosta:
abbiamo recentemente aperto il nuovo sportello territoriale
a Pont St. Martin e altre nuove aperture sono nel
nostro programma. Abbiamo tenuto nel mese di settembre
diversi incontri in giro per la Valle di cui abbiamo
ampiamente riferito nelle pagine interne del nostro
giornale. L’incontro di questa sera è
una tappa di questo lavoro poiché riprenderemo
presto altri incontri nel territorio, con alcune
categorie e nelle vie del capoluogo regionale.
Abbiamo ritenuto opportuno approfittare di questa
occasione per dire la nostra “verità
sui prezzi” e per rifiutare con decisione
la demagogia di cui le nostre categorie sono state
vittime in queste settimane. Ci preme mettere in
evidenza che certe campagne sono alimentate ad arte
allo scopo di far passare nella testa delle persone
che se la Grande Distribuzione avesse più
spazi i prezzi si abbasserebbero.
Gli interessi di potenti lobbyes economiche sono
fin troppo evidenti a questo proposito, stupisce
che non se ne accorgano alcune organizzazioni sindacali
e dei consumatori. Noi difendiamo i limiti fissati
dalla Riforma “Bersani” che riconosce
alla Grande Distribuzione enormi spazi ma che ha
fissato un limite al suo sviluppo, pena la definitiva
desertificazione dei centri storici e la fine certa
di esercizi commerciali in località montane
che svolgono un ruolo di servizio fondamentale per
i residenti, specie se anziani, oltre che per i
turisti.
Per questo ribadiamo, e siamo certi che l’Assessore
Luciano Caveri sia d’accordo con noi essendo
questo un punto ben evidenziato nel programma di
governo della nuova Giunta regionale, che la scadenza
di revisione prossima della Legge Regionale che
ha recepito il decreto 114 in Valle, non riconoscerà
alcun nuovo spazio all’insediamento di nuovi
grandi centri commerciali.
Spesso persone che appartengono ad altri settori
economici ci chiedono come mai ci siano due grandi
associazioni che si confrontano a livello nazionale
invece che una sola. Restiamo sempre un po’
sorpresi da queste domande, perché i soggetti
che ce le pongono, specie se sono lavoratori dipendenti,
hanno nei loro settori un numero ben superiore di
sindacati diversi che si fronteggiano anche aspramente
ma a nessuno viene in mente di dire che sono troppi.
Due è il numero minimo in democrazia.
Rispetto al tema di cui ho appena parlato le differenze
ci sono eccome. Infatti noi non riteniamo possibile
che si possano coniugare all’interno di una
sola associazione gli interessi dei piccoli e quelli
dei grandi. La differenza pertanto è che
noi associamo solo il piccolo e medio commercio,
solo le piccole e medie strutture alberghiere poiché
riteniamo impossibile coniugare al proprio interno
interessi e istanze che sono contrapposte. E’
evidente che, specie nelle scelte di fondo, a quel
livello non possono che prevalere gli interessi
dei “Grandi” con il “peso”
delle loro lobbyes.
Ma la nostra non è una battaglia contro i
mulini a vento o contro una realtà mondiale
che globalizza gusti, profumi e palati. Noi la vogliamo
limitare, vogliamo che la sua espansione non desertifichi
di negozi le città, come le produzioni tipiche,
come la loro memoria, come il desiderio di gustarle
al posto dei formaggini di plastica. Per questo
dobbiamo diventare attori di un’azione prima
di tutto culturale.
Come mai il consumatore medio spende cifre notevoli
per le bollette dei telefonini e poi fa lo sciopero
della spesa perché le zucchine sono care?
Lo sa quel consumatore che le zucchine rappresentano
il 3 % di tutti i suoi acquisti nel settore ortofrutticolo?
E’ evidente che come consumatori tendiamo
a dare valore diverso alle cose, (e a volte anche
a fare notizia con gli argomenti sbagliati), ma
le cose buone costano di più, avere maggiori
controlli, maggiore sicurezza fa lievitare i costi,
ma siamo sicuri che quel “di più”
non lo vogliamo perché così possiamo
restare un po’ più attaccati al telefonino?
Questo è il terreno culturale su cui bisogna
agire. Per questo l’identità della
Confesercenti si addice meglio alla nostra regione:
difendere le piccole produzioni, valorizzare i prodotti
tipici perché conquistino piccole nicchie
di mercato così come valorizzare le piccole
località, necessita dello stesso approccio
e si confronta con le stesse problematicità,
ma è fondamentale per non essere travolti
ed omologati dal processo di globalizzazione.
“Piccolo è bello ma è più
difficile” si è detto di recente. Vale
tanto per la Valle nel suo insieme che per noi.
Tuttavia è sui contenuti dell’aggettivo
difficile che dobbiamo intenderci per capire quale
azione spetta a ognuno di noi.
Perché “piccolo” sia un po’
meno difficile dobbiamo “fare sistema”.
Ma perchè fare sistema non resti uno slogan
ci vuole un’azione coordinata e costante fatta
di migliorie piccole e grandi che distribuiscano
sinergicamente i loro effetti positivi.
Questo vuol dire che ci sono impegni che ci dobbiamo
prendere noi imprenditori del commercio e del turismo,
altri se li devono prendere gli attori di altri
settori economici che sono fondamentali in questo
processo: l’agricoltura, l’artigianato,
alcuni settori dell’industria, altri ancora
che si devono prendere le diverse istituzioni: il
governo regionale prima di tutto e gli enti locali.
E’ evidente che la costituenda Chambre, la
camera di commercio valdostana, è il soggetto
che, fin dalla sua fase costituente, potrà
aprire questa strada ed iniziare questo percorso.
Noi profonderemo tutte le nostre energie perché
ciò avvenga consapevoli che è in gioco
una parte significativa dello sviluppo futuro della
nostra regione.
Per noi la Chambre è idealmente la ferrovia
(possibilmente moderna e ad alta velocità),
dove una locomotiva che si chiama turismo di qualità
traina alcuni vagoni, ognuno di essi fondamentale,
che si chiamano, agricoltura, artigianato, commercio,
servizi e piccola industria.
Per questo rivolgiamo il nostro in bocca al lupo
al nostro rappresentante nella Chambre Rinaldo Bertolin.
La sua esperienza imprenditoriale è coerente
con la nostra impostazione in quanto è trasversale
a diversi settori.
Ci auguriamo che la Giunta regionale operi al più
presto la scelta che le compete nominando il presidente
per i primi importanti diciotto mesi.
Non è questa sera che intendiamo elencare,
per ragioni di spazio, tutte le nostre proposte,
le attività e le iniziative. Sono note, pubblicate
sul nostro giornale o facilmente consultabili sul
nostro sito www.confesercentiaosta.it ma solo richiamare
alcuni punti che riteniamo più immediati
per questa nostra assemblea.
Si è da poco conclusa una stagione che è
stata positiva sul piano delle presenze turistiche
in quasi tutta la Valle. Il Caldo di questa estate
afosa e torrida ha riempito prima del tempo molte
nostre vallate. Le ha riempite di gente che appena
poteva abbandonava il lavoro nelle città
per cercare un po’ di refrigerio. Molte persone
che non avevano mai scelto la vacanza in montagna
l’hanno preferita quest’anno per la
prima volta al mare e, prevedibilmente, questo produrrà,
(ce lo auguriamo), un effetto di trascinamento anche
nella prossima stagione che potrà coinvolgere
quelli che avrebbero voluto venire ma che avevano
già organizzato per altre località.
Negli incontri che abbiamo tenuto in queste settimane
in diverse località della Valle questo dato,
pur in modo articolato, è emerso con chiarezza.
Bisogna però evidenziare che altre località
del fondo valle, ma anche la stessa Aosta, hanno
risentito dello stesso effetto caldo ma in negativo.
Così come bisogna evidenziare che, mai come
quest’anno, una buona presenza turistica non
ha portato segni postivi a molte attività
commerciali. Vie piene ma negozi vuoti, non tutti
hanno meno soldi ma sicuramente tutti fanno più
attenzione a spendere.
Tuttavia, se la sensazione sopra esposta è
giusta vuol dire che abbiamo un numero maggiore,
rispetto a prima, di potenziali turisti che ci mettono
nella “rosa”, (o mettono genericamente
la montagna), delle località che potrebbero
scegliere per le loro vacanze. Come li contattiamo?
Come li convinciamo a venire ? Come farli stare
bene perché tornino o ci facciano buona pubblicità
e dicano anche che siamo la “montagna aperta
tutto l’anno”?
L’Assessore Caveri ci darà alcune risposte
poiché sono in programma specifici incontri
attorno a questi problemi.
Sono ancora tantissimi gli italiani, figuriamoci
gli europei, che non sanno dov’è la
nostra regione, che non sanno che è comodamente
raggiungibile con un’autostrada. E’
vero che esistono i problemi della ferrovia e quello
dell’aeroporto che non avranno soluzioni immediate,
ma è un punto di forza, quello di essere
più facilmente raggiungibili rispetto ad
altre località montane, che non valorizziamo
a sufficienza.
Il tema della qualità e della quantità
della nostra comunicazione e della nostra promozione
si pone pertanto come un obiettivo irrinunciabile.
Sul tema della qualità c’è molto
lavoro da fare in quanto non sempre in passato si
è operato con efficacia. Ma anche sulla quantità
occorre operare delle scelte: sono altre le spese
da tagliare nella nostra regione, non certo quelle
della promozione che invece devono essere ampliate
se vogliamo raggiungere i turisti potenziali di
cui abbiamo parlato. Le altre regioni sono più
grandi, più conosciute e hanno budget maggiori
dei nostri. Il nostro messaggio di montagna aperta
tutto l’anno dove si promuovono, ambiente,
cultura, enogastronomia, neve, relax e divertimento
si deve sentire di più.
Fatto questo dobbiamo intervenire sulle nostre
criticità. Per ragioni di tempo ne elenchiamo
solo alcune senza approfondirle.
Dobbiamo migliorare la nostra cultura dell’ospitalità
e sapere che non inizia solo all’ingresso
di un negozio, di un ristorante o di un albergo.
Fare sistema in certe località significa
fare in modo che anche nei momenti di scarsa presenza
turistica alcuni servizi non vengano meno, (dal
giornalaio al ristorante).
Bisogna secondo noi mettere mano alle AIAT così
come sono adesso. In giro per la Valle ne abbiamo
sentite tante. Certamente il loro ruolo deve essere
rivisitato anche in rapporto a quello dei consorzi
turistici.
La risorsa dei Castelli non deve essere usata solo
per mostre e musei. I Castelli devono essere vivi
e volani di animazione, sedi anche di enoteche dove
si presentano i nostri vini, sedi di ristoranti,
biblioteche ecc…
L’Osservatorio del turismo e del commercio
deve definire meglio le sue funzioni e il suo ruolo.
Anche la gestione degli eventi necessità
di una regia più efficace e coerente con
il tipo promozione che vogliamo darci.
Siccome buona parte della serata è dedicata
al tema dei prezzi è bene che teniamo i piedi
per terra rispetto al fatto di avere la consapevolezza
che la crisi economica c’è e che, nella
nostra regione, i suoi contraccolpi sono stati fino
ad ora attutiti rispetto ad altre realtà
del paese. Anche per questo è importante
che facciamo tutti al meglio la nostra parte.
Per quanto riguarda i nostri settori vogliamo ancora
evidenziare alcune nostre proposte:
- Legge 19/01: riteniamo sia una buona legge
che ha ampliato il numero di attività agevolabili
rispetto a prima semplificando le procedure. Riteniamo
però che si debba cercare di andare oltre.
In coerenza con quanto il nostro governo regionale,
insieme alle altre realtà montane dell’Europa,
chiede a ragione di mettere in discussione il
principio del cosiddetto “de minimis”
per chi fa impresa in montagna, noi proponiamo
la via della notifica in Europa, (come hanno fatto
gli artigiani), al fine di ottenere la possibilità
di riconoscere aiuti maggiori.
- Condividiamo l’azione in atto finalizzata
a rafforzare la presenza di un polo creditizio
a livello locale. In coerenza con un’azione
di modernizzazione chiediamo una nuova legge sulle
confidi. Una legge coerente con quanto avviene
a livello europeo e con la nuova legge nazionale.
Una legge che consenta a tutti di operare senza
più “odiosi orticelli monopolistici”
dannosi alle imprese, alla nostra economia e vantaggiosi
solo per qualche associazione che su questi meccanismi
ha fondato le sue rendite di posizione. E’
paradossale, per fare solo un esempio, che la
nostra Cooperativa di Garanzia Fidi, regolarmente
iscritta all’ufficio cambi e parte del sistema
Federfidi, (che raggruppa nazionalmente tutte
le confidi di confesercenti), non sia nella condizione
di operare poiché l’attuale legge
non la riconosce.
- Nell’ambito della revisione della legge
regionale che ha recepito il decreto “Bersani”
(L.R. 12/99), ci auguriamo sia l’occasione
per correggere le date dei saldi come chiediamo
da tempo. Sempre in questo ambito riteniamo possa
essere l’occasione opportuna per riflettere
sul ruolo dei Centri di Assistenza Tecnica di
cui il decreto “Bersani” ha in parte
disatteso le aspettative. Anche sui Centri polifunzionali
crediamo sia venuto il tempo di fare il punto
della situazione.
- Riteniamo importante, e siamo disponibili a
dare il nostro contributo alla nuova legge sui
pubblici esercizi che l’assessorato regionale
sta valutando.
- Pur essendo avviato un processo di semplificazione
e pur essendo molti i dirigenti della pubblica
amministrazione con i quali abbiamo un proficuo
rapporto, dobbiamo comunque sottolineare che la
burocrazia nel suo insieme continua ad essere
un peso per le piccole e medie imprese. La modernizzazione
del sistema pertanto deve rimanere un obiettivo
prioritario.
- Anche se la nostra regione non ha facoltà
legislative in materia vogliamo ugualmente sottolineare
che la rigidità delle regole che riguardano
l’assunzione del personale e di collaboratori
rappresenta per le piccole e medie imprese un
problema sempre più grande. Ci vuole più
buon senso e flessibilità. Il problema
non sono i diritti ma le rigidità, specie
nel nostro caso dove in buona parte si tratta
di lavori stagionali.
In conclusione voglio ringraziare tutto il gruppo
attivo della nostra associazione per il lavoro svolto
senza sosta in questi mesi. Il nostro modello di
sviluppo dell’associazione continua ad essere
quello degli “Imprenditori associativi”.
Mi è venuta spesso in mente, in questo periodo,
la pubblicità di una nota marca di automobili
i cui spot mettono in evidenza l’invidia dei
concorrenti che cercano di comprometterne l’immagine.
Anche noi siamo soggetti ad “un’Operazione
invidia”, quindi sono tante nella nostra piccola
Valle le interpretazioni che si sprecano sul nostro
conto.
La verità è che siamo esseri liberi,
non ci piacciono i “tavoli chiusi” dove
alcuni si ergono rappresentanti anche nostri e altri
lo ritengono accettabile. Quindi abbiamo sparigliato,
e abbiamo potuto farlo perché siamo di una
pasta diversa non perché siamo servi di qualcuno.
Comprendiamo che non lo si voglia accettare perché
verrebbero meno convinzioni che è più
comodo non mettere in crisi.
E adesso un’altra verità: quella sui
prezzi!
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